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Anguillara Sabazia, conto alla rovescia per la finale del prodotto topico: miss Venere Lazio madrina d’eccezione

Tutto pronto per la “FINALE PRODOTTO TOPICO” della regione Lazio, evento enogastronomico che si terrà in piazza del Molo ad Anguillara Sabazia sabato 11 agosto a partire dalle ore 19,00.  Un percorso di gusto, sapori da scoprire e di tradizioni culinarie millenarie , patrocinato dall’amministrazione comunale, organizzato dall’associazione “Terra Tricolore”, rappresentata dal presidente, Silvio Rossi, con la collaborazione della Proloco.

Durante la finale si potranno gustare specialità tipiche laziali e calici di produzione vinicola dell’Agro Romano, mentre i ristoranti del centro storico proporranno per l’occasione, a prezzi popolari piatti tipici locali che rappresentano le specificità del territorio e della cucina romana, come per esempio il coregone (Coregonus lavaretus, ovvero lavarello), pesce di lago, primo piatto “cacio e pepe” e dolci tradizionali romani.

Dalle ore 19 nella suggestiva piazza del lago di Anguillara, dove sarà presente anche il tradizionale  mercato artigianale, i produttori saranno sottoposti a un voto da una giuria, incaricata a stabilire chi andrà alla “FINALE NAZIONALE PRODOTTO TOPICO”, organizzata da Orazio Di Stefano che quest’anno si terrà a Pollutri (nella zona di mare adiacente il casello autostradale Vasto nord), il 19 agosto, dove sono attese diverse migliaia di presenze, come avviene ormai da qualche anno alle finali nazionali.

Testimonial dell’evento è la bellissima Martina Di Maria, vincitrice per il Lazio del concorso “Miss Venere”, finalista anche per nel concorso “Miss Italia”

Martina di Maria quando è stata contattata dagli organizzatori di “Terra Tricolore” ha detto: “Sono molto contenta di ritornare nel territorio di questo lago stupendo, l’anno scorso ho avuto il piacere di sfilare per Miss Italia a Bracciano, quest’anno sono la madrina del PRODOTTO TOPICO LAZIO ad Anguillara, e rivedere un paesaggio naturalistico così bello è per me entusiasmante,  soprattutto visto che apprezzo molto mangiare, sono felice di conoscere tante specialità che non conosco del  Lazio”.   Anche  il patron del concorso nazionale per l’area Centro Sud di MISS VENERE, Claudio David, presentatore TV e attore,  nel video messaggio  invita il pubblico a partecipare alla serata enogastronomica che si terrà sabato 11 agosto a piazza del Molo di Anguillara Sabazia.  Sponsor enogastronomico della manifestazione “Papa Confetti – Dolcemaro”, azienda dolciaria del Molise, che esporta i suoi prodotti in 23 paesi nel mondo.

Per qualsiasi informazione e per partecipare al “PRODOTTO TOPICO LAZIO” si può contattare “Terra Tricolore” al numero 3924138874.

Simonetta D’Onofrio

 

La merenda della terra

Mare dorato si muove all’unisono spinto dal vento di tramontana

macchia rossa corre tra le alte spighe

fa capolino confondendosi con i fiori di papavero

Tenera infanzia nutrita dai frutti della terra:

Croccanti friselle generate dai semi corposi delle spighe di grano duro

bagnate dal mare salato

colorate dal rosso pomodoro

irrorate dal biondo olio

punteggiate dal verde origano

connubio equilibrato ed esaltante di sapori ed odori.

Tenera infanzia ti rivedo gustando la mia frisella.

Terra d’olivi

Camminando

sugli ampi spazi molisani

avida calpesto

la terra  seminata.

Attende l’acqua

per insaporire i frutti

e le zolle si aprono come bocche

pronte a bere la fonte di vita.

Tornare poi su quel campo in estate,

terra di olivi d’ argento

petali verdi mossi dal vento

pronti a dare olio prezioso

per sentirsi unito a quei frutti

naturale come loro

con l’anima serena

mossa dal vento leggero

della speranza rigogliosa

di una vita in verde.

Se vedo te

Se guardo nei tuoi occhi

vedo, ahimè, paura,

se osserv’ il sorriso

leggo tanta tristezza,

se fisso le tue membra,

esil e pure scarne,

scorgo morsi di fame,

se vedo te, bambino,

la rabbia, l’amarezza

pervadon il mio cuore

che grida, e con forza,

l’appello disperato:

diam fin’ a questo scempio

di sotterrar veleni,

lasciamo che la terra

produca i suoi frutti

per sfamarci, e tutti!

Lasciamo germogliare

il seme dell’amore

perché possan sbocciare

rose dell’amicizia,

della pace e rispetto,

al fin ognun ritrovi

il fascin del sorriso

e la certezza vera

di un mondo migliore.

Canto baccanale

Vinelli d’Italia

che date alla testa

dai tempi di Scipio

con voi si fa festa.

E nella vittoria

bastava l’aroma…

Si rischiava i coma,

ma un Dio vi creò!

Noi siamo da secoli

apprezzati vini,

perché noi siam grappolo

e mai più divisi:

raccolgaci un’unica

bandiera e chi freme

per pigiarci insieme

ancora lo può!

Uniamoci, amiamoci,

d’unione e d’amore!

Rivelan i grappoli

le vie del Signore:

libiamo con Libero (Bacco),

con voi anche io,

le viti perdio,

chi vincer ci può?

Dall’Alpi a Sicilia,

ovunque brindiamo

ogn’uomo al calduccio,

ha il fiasco già in mano!

I vini d’Italia,

in ogni bottiglia,

sono una quisquilia,

che ognun tracannò!

Tra i pampini si piegano

le uve panciute:

finanche in Austria

sono piaciute;

del vino d’Italia

godè anche Bacco

ed anche il nostro papa polacco

quel vin concacrò

SIA ESSO LEGGERO OPPURE FORTE,

SIAM PRONTI AD OGNI SORTE

SIAM PRONTI ANCHE ALLA MORTE,

AL VIN NON PUOI DIR NO!!!!!

Che vino dal Falerno?

Se l’Abbuoto da’ alla coorte

un sapore dolce e forte

d’amarantico sciroppo

che la vite sposa al pioppo,

se pur Fondi e Terracina

definire “res divina”

Plinio ai posteri proponga

sulla “palus” di Sperlonga,

fu colpevole Nerone

la cui fossa in costruzione

cancellò da Roma tutta

l’inebriante fior di frutta,

nel raggiungere Pozzuoli

di ammorbare vinaccioli

sì che il pampino novello

fece largo al suo battello.

Mentre l’uno andò all’inferno

restò l’altro per l’eterno

alcun mai conceda scherno

all’avvento del Falerno,

degno indotto della vite

polibiana anadendrite

presso Capua coltivato

per la gioia del palato.

Che il colono dia il “mandamus”

a destar l’Ager Campanus”

ogni anfora in agone

si diriga a Mondragone,

ove in seno ad ogni villa

il Falerno sgorga e spilla.

Il grembo del grano

Qui non si corre

si va piano

c’è il grano.

Al di là del tempo e delle corse

c’è il tuo zaino rovesciato con i libri

che odorano di legno,

odorano di tabacco.

La bici al porticato ti porterà in città,

tra i colori che si accendono

e i dolori che ti segnano,

ma se vieni qui non dovrai correre,

non dovrai misurarti

e non dovrai attendere ch’io in pane o in focaccia

giunga nelle tue mani sporche di metropoli

saziando la tua fame bulimica.

Se vieni qui

la tua brama di corsa s’allenterà nel giallo pallido,

nella consapevolezza che ciò che carezzi,

raccogli e poi mangi

è figlio autentico del mio grembo,

terra che non sa odiare

che non sa risentirsi,

terra che non si ritrae

e che al di là dei meriti degli avventori,

dona colazioni e tepori,

pranzi e cene

merende all’anima

nutrimento all’amore.

EVO

Ricordo le mani di un padre

strappar lembi di pane fragrante

a coglier l’olio rimasto nel piatto

e le lacrime di bimbo ingrato

che non vuol mangiare.

La fatica, i segni e il sudore

di donne chine a raccogliere olive,

salmi di preti a benedire le palme

e canti di madri per la via del frantoio.

I conti e le strette di mano,

i discorsi dei grandi

a ragionar di stagioni e raccolti

che non erano mai come quelli trascorsi,

i ricordi dei vecchi e poi di nuovo tutti bambini,

gli occhi grandi e lo stupore

per il miracolo della spremitura.

Ricordo le aggrinzite mani di mia nonna,

che con gesti vecchi di secoli

va segnando con croce la mia fronte

e recitando mantra d’amore i bordi di un bicchiere,

dove in una cheta acqua una goccia d’olio,

galleggiando s’allarga.